"L'arte Nobile di Andrea Cosentino" di Sergio Vollono

arte nobile corviale 1


“A Corviale però nun ce vai da solo!” mi ha detto Manuele.  E non c’ha pensato due volte, ha chiamato Roberto Capriotti, segretario della sezione del PD di Corviale e gli ha spiegato la situazione.

Così sono tornato dopo tanti anni a Roma, scavando nei ricordi e ritrovando poco o nulla. Tutto è cambiato, tutto è assolutamente svanito, persone e ricordi. Da lungotevere mi butto sulla Portuense e la percorro tutta, interminabile sequenza di palazzi, una specie di gigantesco archivio in cui ad ogni indirizzo corrisponde una vita, o più di una, milioni di informazioni, fatti, sguardi, emozioni che si rincorrono.

Ad un certo punto svolto a destra, faccio un centinaio di metri e mentre il navigatore mi dice che sono quasi arrivato, la strada comincia a salire dolcemente. Ci sono tanti alberi, quasi una barriera di verde.

“Il Mostro”, come lo ha chiamato qualche giornale, compare in tutta la sua solennità poco dopo.  Corviale, il famigerato palazzone lungo un po’ più di un chilometro. Se ne sta in cima alla collina, grigiastro, solitario, un mostro stanco, animato “solo” dai  suoi duemilaottocento appartamenti più quattrocento “occupati”, per un totale di sedicimila abitanti. Una cittadella, non un condominio. Abitata quasi dal doppio della popolazione di Anzio in inverno.

Roberto Capriotti mi aspetta davanti alla sede del Centro Civico, il punto più “istituzionale” della zona. E’ un uomo piccolo di statura ma solido nelle sue convinzioni e radicato nel territorio.

Mi spiega che tante cose sono state dette su Corviale ma molte sono false, inventate ad arte per poter abbattere questo complesso edilizio e per poter aggiudicare i terreni ad una nuova lottizzazione di lusso, tutt’altra destinazione, per fare di questa collinetta una zona residenziale di prestigio.

Ma il mostro resiste, nella sua pancia si muovono energie inconsuete e spesso inattese.

Mi fa fare tutto il giro Roberto, ma alla fine ci arriviamo. “NUOVO CORVIALE BOXE” recita una targa scrostata all’ingresso delle scale e già da quella scritta intuisci che lì sotto si suda davvero, si suda fatica e si suda la vita. Ci accoglie Vittorio, fisico scolpito nel marmo ed espressione truce di chi deve difendersi da sempre. Mi saluta e mi dice “se sei venuto con Roberto sei a casa tua, qua ci puoi venire quando vuoi, anche da solo”.

Dentro non c’è quasi nessuno; è troppo presto per fotografare la palestra piena, ma  su uno dei due ring c’è una figuretta che danza al ritmo della corda.

E’ Andrea Cosentino, ex super welter che non ha mai potuto fare un combattimento da professionista perché non è mai riuscito a trovare un procuratore “serio”.  Adesso continua ad allenarsi perché fa il personal trainer e l’istruttore di boxe.

L’ arte nobile non gli ha permesso di vivere. “I soldi non girano nella boxe in Italia” - mi dice -  “e quindi molti ragazzi lo fanno perché sono animati dalla speranza di un riscatto sociale, o dalla voglia di dimostrare al mondo il loro valore”.

Cominciamo a fare i primi scatti e Andrea è contento, cerca di fare tutto quello che gli chiedo. A 35 anni, dal quartiere della Magliana, Andrea ancora sente la voglia di saltare e di picchiare duro al sacco, sembra che l’età non lo preoccupi affatto. E non si ferma mai. Continua a saltarmi intorno ed a sferrare mazzate a questo vecchio sacco che gli torna sempre contro fino a che io lo fermo. Ha  il fiatone ma lo sguardo è quello di un ragazzino, come allora.

Era un ragazzino Andrea quando è arrivato in questa palestra a 16 anni e  Franco Venditti lo ha preso tra i suoi ragazzi e ha cominciato a farlo crescere.  Sì,  perche Andrea da dilettante ha disputato 50 incontri e ha vinto per due volte il titolo di Campione Regionale, ci tiene a farmi sapere, mentre continuo a fotografarlo.

Riprende a fare la corda, poi continua con i piegamenti sulle braccia, e poi su un braccio solo, a  ricordarmi  una straordinaria sequenza del famoso film “Rocky”.

Andrea, fanno male i cazzotti?  “Si” – mi risponde – “ma poi impari ad assorbirli. Il ko invece è tremendo, non per il dolore ma perché ti attraversa come una scossa. Non senti male, ma in una frazione di secondo ti ritrovi a terra”. Sorridiamo insieme, ma capisco che tutti e due non vogliamo cedere al pudore. Andrea è un bravo ragazzo. E’ un’espressione bella di questa Roma bella che qualcuno vuole ridurre a poca cosa. Il suo sorriso è denso di storia e di fatica. Non c’è posto per tante risate, qui si soffre e si lotta in silenzio sperando che prima o poi qualcosa accada.

Gli chiedo ancora “come è cambiata la boxe da quando tu hai cominciato?” e lui serafico ”tecnicamente poco perché la boxe ha sempre una stessa lingua, piuttosto è cambiato il modo di allenarsi, la preparazione atletica si è aggiornata” – e poi aggiunge quasi in un sospiro – “sono cambiati i ragazzi. In palestra vengono anche quelli delle famiglie bene, che credono in certi valori e vogliono imparare un’Arte Nobile”.

“E tu cosa puoi consigliare a chi comincia adesso?”   Sorride, non si trova molto a suo agio nella parte dell’intervistato, è imbarazzato. “Gli consiglio di non andare nella prima palestra che capita ma di cercare e trovare insegnanti competenti, che prima di tutto diano una formazione umana, e poi tecnica e tattica. Questo è un mondo pieno di macellai”.

Abbiamo finito con le foto. Andrea è contento perché ha visto subito alcuni scatti e gli sono piaciuti, è orgoglioso della sua forma fisica, ed ha ragione.

Intanto cominciano ad arrivare i “suoi” ragazzi, quelli a cui lui affida i primi segreti dell’ Arte Nobile.

In questo buco scavato nelle viscere di Roma bella, si perpetua un sogno, quello di poter riuscire a dimostrare il proprio valore, la propria forza.  “Questa palestra” – mi confida ancora prima di lasciarci – “è molto importante, scrivilo, perché da uno sbocco di formazione di vita a giovani che sono circondati da molte insidie, strade pericolose.”

“Grazie Andrea”,  penso uscendo dalla palestra. Roma bella è ancora toccata dagli ultimi raggi di luce di una giornata assolata di ottobre, e “il mostro” mi guarda compiaciuto.

Ci ritorno a Corviale. Ci sono tante storie da scoprire in questo posto, che appare perfino magico mentre scompare dietro le ultime cime degli alberi.  

La Galleria

 

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